Vien da pensare che San Jose sia un bel posto. Anzi, un bellissimo posto. D’altronde, siamo a un’ora scarsa di macchina da San Francisco, nel pieno della California, non può che essere un bel posto.

Un posto dove un bambino può crescere sano, felice, e completamente immerso nella Car Culture che noi, qui in Italia, tanto invidiamo agli americani.

Ed è proprio il caso di Ruben Duran, il nostro artista da copertina di questo mese.

Un artista in copertina ancora non si era visto su KustomGarage, ma una bravura tale non poteva essere relegata in un angolino.

Cresce, come abbiamo appena detto, tra lowriders, vecchie glorie a quattro ruote del passato e van che passeggiano placidamente sulle strade al calar della sera, mentre, nei sobborghi della città, potenti muscle cars si sfidavano tra il lampeggiare di un semaforo e il successivo. Bambino, totalmente affascinato da tutto questo, nel momento in cui la sua indole artistica inizia a venir fuori violenta, non può che da essa farsi soggiogare scegliendo appunto il mondo della Car Culture come modello e ispirazione principale per le sue opere.  In particolare le hot rod hanno giocato un ruolo fondamentale nella scelta della direzione artistica da prendere. Inizia la carriera come progettista per un’azienda di trasporti, ma ben presto si rende conto che il posto gli sta un po’ stretto, e poco spazio dà alla sua fantasia. E così, dopo qualche anno, inizia a studiare sotto la guida e i consigli di Robert Chiarito (anche lui pittore e car guy, ovviamente) che, tutt’oggi, lo incoraggia ad usare hot rod e auto classiche americane come soggetti dei suoi lavori. Traendo insegnamento da artisti del passato come Robert Bechtle e Norman Rockwell, e studiando a fondo la storia dell’hotrodding, oggi Ruben padroneggia la materia in maniera sopraffina, e lo si nota abbondantemente nei suoi quadri. Molti i riferimenti, alcuni facilmente individuabili, altri più nascosti per un occhio meno attento ed allenato, ma sono tutte opere che, comunque, affascinano anche chi di queste cose non capisce proprio niente. E’ arte, d’altronde, e l’arte la si apprezza anche da profani. E’ poi andando a fondo nelle opere che si scoprono dettagli e particolari che prima sfuggivano, e che ci fanno meravigliare e lasciano a bocca aperta come un bambino la notte di Natale.

Ruben lo abbiamo conosciuto tempo fa, ma abbiamo voluto tenerlo nascosto per le grandi occasioni, come si fa con il completo buono della festa. Abbiamo deciso di tirarlo fuori proprio adesso, che si inizia a respirare l’aria buona della primavera avanzata, che già dà l’idea dell’estate che verrà. Tutto questo si lega a meraviglia con i quadri di Ruben, coloratissimi, vivaci, assolati, se ci passate il termine. Immagini che, a guardarle, fanno venire voglia di mettere un paio di bermuda, un paio di infradito, una maglietta mezza sbrindellata, salire al volo sul proprio hot rod e dirigere le gomme verso Bonneville, dove gli amici ci aspettano per sfidarci a battere quel dannato cronometro che non ne vuol sapere di scendere.

O forse ci siamo lasciati prendere un po’ troppo la mano dal pensiero estivo, e a ben guardare siamo ancora nello stesso posto dove eravamo all’inizio di quest’articolo. Ma niente paura, ci pensa Ruben a farci sognare…