E’ in fin dei conti il concetto che sta alla base delle bagger stesse, ovvero la necessità, e la voglia, di viaggiare in pieno relax, in totale autonomia, in assoluta comodità, senza per questo rinunciare, ma anzi dipendendo, allo stile.
Ne sanno qualcosa i ragazzi di Roaring Twinz, che hanno fatto, almeno fin adesso, della scuola bagger la loro portabandiera. Specializzandosi in moto come questa, a cui non manca niente, a cui non manca, soprattutto, come dicevamo, lo stile.
Partendo da una Harley-Davidson Street Glide del 2011, l’idea di base è stata chiara sin dall’inizio: mettere in mostra il concetto di bellezza applicato ad una moto, senza rinunciare alle funzionalità originarie della base di partenza.
Una delle caratteristiche che, nel tempo, si sono andate delineando in questo tipo di custom, sono le ruote: devono essere grandi: più sono grandi e meglio è, mutuando dalla scuola automotive il concetto di tenuta di strada. Per cui non è raro, anzi quasi necessario, trovare su una bagger una ruota anteriore da 21 o addirittura 23 pollici, quasi sproporzionata e troppo esile rispetto al resto della moto, ma è proprio questo contrasto che ne attesta la bellezza della scelta.
In questo caso, a fornire i cerchi ci ha pensato la Performance Machine, che in fatto di ruote, impianti frenanti ed accessori billet è maestra. Ragion per cui all’anteriore troviamo un cerchio a 5 razze modello Element Platinum Cut da 23 pollici, bellissimo nel suo contrasto tra il nero e il cromato, mentre al posteriore, nascosto dai bauli laterali, troviamo lo stesso modello ma da 18 pollici, per garantire una tenuta di strada maggiore rispetto all’anteriore.
L’impianto frenante originale a due dischi, posizionati uno per lato, è stato sostituito con un disco singolo da 13 pollici, fornito ancora dalla PM, con pinza a 6 pistoncini: nel disco ritroviamo lo stesso design del cerchio.
Modificando le dimensioni del cerchio, si è dovuti agire anche sulle forcelle e sulle piastre, per mantenere il rapporto delle geometrie originarie: viene modificato in pratica tutto l’anteriore, e all’ammortizzazione pensa adesso la Progressive Suspension, che al posteriore monta l’Air Dragger, il kit di ammortizzazione ad aria regolabile in altezza. Anche questo, insieme allo smisurato cerchio anteriore, rappresenta un must in ogni bagger che si rispetti.
La posizione di guida, nel concetto di bagger, è fondamentale: dovendo, nell’idea, affrontare lunghi viaggi in tutta comodità, il manubrio di serie è stato sostituito da un Burley nero da 13 pollici, all’interno del quale, per mantenere il più pulito possibile l’insieme, è stato fatto passare l’insieme dei cavi. I comandi freno e frizione sono della Roaring Twinz, studiati e realizzati appositamente per il progetto e poi commercializzati, mentre le manopole sono della Performance Machine. Ancora la Performance fornisce le pedane del guidatore e del passeggero, e il modello è il Countour Boards, dalla forma aerodinamica e di colore nero con inserti cromati, per riprendere il tema estetico principale della moto.
Al motore non sono state apportate grandi modifiche, anche perché quello che monta di serie la Street Glide è già abbastanza performante ed affidabile. Gli unici ritocchi sono stati il cambio del filtro dell’aria, lo scarico 2 in 1 Pro Pipe Exhaust della Vance & Hines, e una centralina Dyno Jet Power Commander, per meglio gestire i flussi e la potenza.
Altro segno distintivo di una bagger sono le borse laterali: per questa customizzazione è stato scelto un modello della linea prodotta dalla Milwaukee Bagger, di eccellente fattura, allungate di 4 pollici, integrate con il parafango posteriore al cui interno è posizionata discretamente la luce a led.
Nella vista dall’alto, noterete come la moto si presenta senza soluzione di continuità, una linea unica e armoniosa, resa possibile anche grazie al serbatoio prelevato dal catalogo Paul Yaffe, che in ambito bagger può fare la voce grossa.
La ciliegina sulla torta infine è la verniciatura, in un candido bianco e blu, con decorazioni in stile tribale, eseguito da Ryan Hathaway.
Facendo i dovuti calcoli, certo non è la moto dei nostri sogni, non è quel chopperino frisco-style che abbiamo sempre sognato, e nemmeno quel bobber grezzo e incazzoso con il quale andremmo in giro a far gi sboroni alle 4 del mattino. Ma anche moto del genere hanno il loro perché, soprattutto se le collochiamo nel loro habitat naturale, ovvero una lunga autostrada assolata, diretti verso il mare, ascoltando musica a tutto volume, mentre sfila accanto a noi una coda infinita di auto.
E allora si che il mondo prende un altro colore, e il concetto di viaggio assume un altro significato…